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Contraffazione, storica sentenza in Cina apre la strada alla tutela dei marchi notori

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Riprendiamo la notizia diffusa ieri dal Sole 24 ore, per segnalare questa importante vittoria del made in Italy: la nota casa di moda Dsquared2 ha ottenuto, con sentenza di primo grado da un tribunale di Hangzhou il diritto a commercializzare in Cina i propri capi di abbigliamento con il suo marchio.

La vicenda ricalca un classico della contraffazione: un'imitazione di un marchio noto viene registrato e utilizzato per vendere articoli artefatti. Mentre in Europa e USA questi casi vengono giudicati dai tribunali valutando la notorietà del marchio a prescindere dalla data di registrazione, in Cina vale invece il principio cronologico, con il rischio quindi che la somiglianza tra i marchi penalizzi l'originale a vantaggio dell'imitazione.

Spiega l'avv. Fabio Giacopello, legale di Hfg Law Firm che ha difeso Dsquared2, come in questa occasione:

Secondo i giudici di Hangzhou non c'è rischio di confusione tra i due marchi, che potranno coesistere. Dunque, non c'è violazione. Questo consentirà alla casa di moda italiana di utilizzare la propria etichetta originale per vendere i propri capi in Cina. La sentenza non si rifà ancora alla nuova Legge Marchi approvata in Cina ad agosto 2013 e che sarà in vigore da maggio 2014, tuttavia sembra segnare un cambio di passo.

In attesa della sentenza di appello, prevista per la metà del 2014, il made in Italy segna un punto a suo favore.