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L'EPO chiarisce i limiti alla concessione di brevetti che coinvolgono embrioni umani

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L'EPO ha definitivamente negato una richiesta di brevetto (EP1674563) avente per oggetto un metodo per l'“isolamento di cellule staminali embrionali pluripotenti senza distruzione dell'embrione”, chiarendo ancora una volta i limiti alla brevettabilità in questo delicato settore di confine tra biologia e tecnologia.

Il richiedente, riferendosi alla decisione G2/06 della commissione di ricorso dell'EPO, aveva sostenuto la validità della sua domanda in quanto, attraverso il metodo in questione, l'embrione non sarebbe stato distrutto o danneggiato.

La commissione esaminanda aveva però respinto questa argomentazione ricordando che il criterio che deve essere preso in considerazione in casi come questo è se il metodo rivendicato sia o meno di beneficio diagnostico o terapeutico per l'embrione.

 Il richiedente, nel suo ricorso, ha fatto presente che le cellule ottenute mediante il metodo rivendicato possono successivamente essere utilizzate per trattare l'umano sviluppatosi dall'embrione di partenza, tentando così di rientrare nel principio suddetto. Tuttavia, poiché tale uso futuro non è stato specificato nella domanda, la commissione l'ha ora definitivamente respinta.

Appare dunque chiaro che, per sperare di ottenere un brevetto che riguarda embrioni umani, occorrerà che il beneficio diagnostico o terapeutico per l'embrione non solo esista, ma che sia "centrale" nella richiesta, così come è opportuno che nella stessa sia esplicitamente escluso che le cellule staminali ottenute possano essere utilizzate per  uso commerciale o industriale.

Il caso è stato segnalato da Gill Smaggasgale della WP Thompson & Co.