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Brevetto europeo, pubblicata una brochure informativa del Comitato preparatorio, mentre in Italia si recrimina ancora per l'assenza della nostra lingua tra quelle ufficiali

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Con il lento avvicinarsi del momento in cui sarà operativo, il brevetto unitario europeo è, in questi ultimi tempi, un tema sempre più caldo. In Italia, in particolare, si moltiplicano le richieste di una rapida e convinta adesione.

Recentemente era stato il presidente di Confindustria a chiedere a gran voce, in vista del semestre di presidenza italiana in Europa, l'adesione al brevetto unico europeo, finora mancata a causa del regime linguistico (che, ricordiamo, permette di depositare i brevetti solo in inglese, francese o tedesco).

Ha rilanciato nei giorni scorsi, in un intervista al Sole 24 ore, il portavoce dell’ordine nazionale dei consulenti in proprietà industriale, Gianfranco Dragotti, il quale ricorda come il problema della mancata presenza della lingua italiana tra quelle ufficiali, risale ai tempi dell'approvazione della Convenzione sul brevetto europeo del 1973, dove l'Italia avrebbe dovuto (e potuto, a suo avviso) fare di più.

Mentre sull'importanza del brevetto unificato sono d'accordo più o meno tutti, ci sono ancora delle preoccupazioni sulla sua competitività in termine di costi che le aziende dovranno sostenere.

Nel frattempo, il Comitato Preparatorio del Tribunale Unificato dei Brevetti, istituito appunto per preparare e supervisionare i vari flussi di lavoro che occorrono per la sua implementazione, ha recentemente pubblicato una brochure dal titolo “An Enhanced European Patent System”, che ha lo scopo di accrescere le conoscenze di quanti interessati ad approfondire le tematiche relative all'accordo.

L'accordo per l'istituzione del Tribunale Unificato dei Brevetti, firmato il 19 febbraio 2013 da 25 Stati europei, è stato ratificato, per ora, solamente da Austria e Francia.