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Studio dell'OCSE sulle pratiche fiscali dannose: si al "patent box" a certe condizioni

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Mentre nell'UE si dibatte sull'opportunità o meno di introdurre (o mantenere) agevolazioni fiscali sui proventi derivanti dagli strumenti di proprietà intellettuale, con la Germania finora contraria in quanto -a suo modo di vedere- si tratta di concorrenza fiscale scorretta e con altri paesi tra cui l'Irlanda che chiedono alla Commissione linee guida comuni, l'OCSE si occupa della faccenda in un recente studio sulle pratiche fiscali dannose dal titolo "Countering Harmful Tax Practices More Effectively, Taking into Account Transparency and Substance".

Lo studio si propone di affrontare il problema della erosione degli utili delle imprese, tentando di comprendere come un fisco più equo e trasparente possa contribuire a invertire la tendenza e comprende una serie di pagine dedicate al regime del "patent box".

La posizione che ne emerge è sostanzialmente favorevole al "patent box", in particolare alla legislazione britannica, anche se si evidenzia il problema della misura in cui le attività di ricerca e sviluppo in outsourcing possano beneficiare degli sgravi e, soprattutto come i marchi, asset più orientati al marketing e all'immagine, non dovrebbero invece beneficiarne.

Infine, ed è la raccomandazione principale dello studio, ci dovrebbe essere un chiaro legame tra i ricavi e la proprietà intellettuale, non sottovalutando la complessità dei calcoli che potrebbe essere ridotta armonizzando gli obblighi di comunicazione tra le diverse giurisdizioni.

Vedremo se la Commissione Europea, che negli ultimi mesi sta esaminando la questione, terrà conto di queste considerazioni.