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Diritto d'autore e Web: IsoHunt rinasce dalle sue ceneri

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Pochi giorni fa avevamo dato notizia della resa di IsoHunt, il celebre portale per la condivisione dei contenuti, che aveva chiuso a seguito di una causa milionaria intentata dalla Motion Picture Association of America (Organizzazione americana dei produttori cinematografici). Contr'ordine, IsoHunt è di nuovo online: un nuovo team ne ha raccolto l'eredità e la missione.

Il nome a dominio è leggermente diverso, i contenuti non sono ancora al cento per cento uguali, ma l'interfaccia e le funzionalità del sito denunciano che l'intento è proprio quello di proseguire l'attività del vecchio IsoHunt.

Di più: gli stessi curatori dichiarano esplicitamente la loro fonte di ispirazione e la loro ambizione di far rinascere quella che secondo loro è stata "un'icona del file-sharing" e che il loro scopo è che le persone che per 10 anni hanno utilizzato il vecchio motore oggi possano "sentirsi nuovamente a casa", denunciando, infine, come "alle corporazioni dei media non piaccia l'innovazione e la concorrenza e la fine che hanno fatto fare a IsoHunt ne è la dimostrazione".

Ora, come si vede, il problema non è solo di natura legale (diritto d'autore, copia privata, peer to peer), o tecnologico (per ogni sito che viene chiuso ne sorgono dieci nuovi). E' essenzialmente un problema culturale. Un problema che abbraccia tutto il mondo della proprietà intellettuale e che vede da sempre contrapposti coloro che la considerano uno stimolo alla creatività e la giusta ricompensa della stessa e coloro che la vedono come una fastidiosa limitazione e un freno all'innovazione e alla condivisione dei suoi risultati.

La tecnologia e internet non hanno fatto altro che spostare più in alto i termini di questa contrapposizione.