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Diritto d'autore, per Google un'altra vittoria giudiziaria

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Alla fine di otto lunghi anni di processo, Google ottiene l'archiviazione della causa intentata dal'associazione degli autori americani (Author Guilds) che accusavano BigG di trasformare senza autorizzazione milioni di libri in copie digitali allo scopo di creare una biblioteca online (Google Books), chiedendo quindi un indennizzo milionario.

Il giudice Denny Chin ha alla fine ha deciso di applicare il concetto di “fair use”, ovvero quello spazio franco, previsto dalla legge, che non richiede l'obbligo di autorizzazioni d'uso per il materiale protetto, considerando quindi equo ed accettabile il comportamento di Google nei confronti degli autori e da considerarsi trasformativo e non lesivo dei loro diritti, comunque garantiti in caso di vendita online dei testi da accordi a monte con gli editori.

Il giudice pone l'accento sui molti benefici pubblici che Google Books, con i suoi 20 milioni di libri digitalizzati, apporta: "consente il progresso delle arti e della scienza, ed al tempo stesso rispetta i diritti degli autori e della creatività, senza impattare negativamente sui detentori dei diritti d'autore... ha dato la possibilità, per la prima volta, di condurre ricerche full-text su milioni di libri. Preserva i libri, in particolari quelli vecchi e non più pubblicati che sono dimenticati nelle biblioteche, e dona loro nuova vita".

Molto dura la reazione dell'Author Guilds che, preannunciando il ricorso in appello, ha dichiarato, per voce del direttore Paul Aiken, di essere profondamente deluso dalla sentenza, in quanto "Google ha digitalizzato senza autorizzazione quasi tutta la letteratura di valore generando profitti tramite la visione di opere protette da diritto d'autore. A nostro avviso, tale opera di digitalizzazione di massa e conseguente sfruttamento della stessa, supera di gran lunga i limiti del fair use".