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Regolamento AGCOM sulla pirateria online: arriva la prima impugnazione dinanzi al TAR

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Con un comunicato, pubblicato venerdì 21 sul proprio sito, l’ANSO (Associazione Nazionale Stampa Online), insieme a FEMI (Federazione Media digitali indipendenti) e a Open Media Coalition, informa dell’iniziativa, peraltro nell’aria e annunciata da più parti:

ANSO, FEMI e Open Media Coalition hanno impugnato dinanzi al TAR del Lazio il Regolamento relativo alla tutela e promozione del diritto d’autore online, varato nelle scorse settimane dall’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni.

Nessuno intende mettere in dubbio l’importanza della tutela del diritto d’autore né vuole garantire l’impunità ai ladri di proprietà intellettuale ma il rispetto della legalità, della costituzione e delle libertà fondamentali viene prima di tutto.

E’ questa la posizione delle tre associazioni.

Non spettava ad AGCOM scrivere nuove regole per il diritto d’autore online, sostituendosi al Parlamento ed ai Giudici Ordinari ai quali la legge sul Diritto d’autore attribuisce la giurisdizione esclusiva in materia di proprietà intellettuale, prevedendo, peraltro, anche la possibilità per i titolari dei diritti di chiedere ed ottenere provvedimenti d’urgenza assolutamente analoghi a quelli che l’Authority si è ora attribuita il potere di emanare al posto dei giudici.

“Qualcuno scriverà certamente che siamo dalla parte dei pirati” – dicono i rappresentanti delle tre associazioni – “ma non è vero. Siamo semplicemente convinti che non si possa tutelare una categoria di diritti, calpestandone altri. La libertà di informazione, il diritto al giudice naturale, il diritto ad un giusto processo ed ad un giusto procedimento sono, tutti principi che, sfortunatamente, AGCOM ha scelto di ignorare. Che lo abbia fatto per una buona causa non vale a rendere meno grave quanto accaduto e, soprattutto, a rendere legittimo il Regolamento”.

L’applicazione delle disposizioni contenute nel provvedimento varato dall’Authority, peraltro, pone sulle spalle di tutti gli imprenditori che maneggiano contenuti digitali online macroscopici oneri e responsabilità attraverso i quali, di fatto, si trasferisce integralmente in capo a questi ultimi – che non sono né ladri né pirati – il costo dell’antipirateria.

La parola passa ora ai Giudici amministrativi e potrebbe, poi, passare ai Giudici della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e, forse, anche a quelli della Corte Europea dei diritti dell’uomo.

L’auspicio è che i Giudici amministrativi siano celeri nella definizione del giudizio perché l’ormai imminente entrata in vigore del provvedimento espone decine di milioni di cittadini italiani a possibili violazioni della propria libertà di manifestazione del pensiero e centinaia di imprenditori ad insostenibili oneri e responsabilità a fronte di colpe che non sono loro.