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Tavola rotonda "Web e legalità", un breve resoconto

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L'evento, organizzato dall'Osservatorio Web Legalità e svoltosi ieri a Roma, ha visto la partecipazione di associazioni, esperti ed aziende interessate a vario titolo al delicato argomento della legalità sul web.

L'Osservatorio, nato allo scopo di analizzare, informare e promuovere la tutela dei diritti rispetto ad illeciti commessi in ambito telematico, con particolare riferimento al diritto d’autore, ha fornito un documento che presenta una serie di dati sulla rilevanza economica del settore e sul fenomeno della pirateria.

Basti pensare che il 39% dell’attività economica dell’Unione Europea, pari a 4.700 miliardi di euro l’anno, è determinata dalle industrie i cui diritti di proprietà intellettuale generano direttamente circa il 26% dei posti di lavoro nell’Ue e, allo stesso tempo, negli ultimi anni, solo nel nostro Paese, si sono registrati oltre 255 milioni di atti di pirateria di materiali audiovisivi, con un danno stimato in 500 milioni di euro per tutta la filiera.

Su questo argomento ci sono stati vari interventi, Gina Neri e Mario Giordano di Mediaset, Antonio Marano della RAI, Giulio Scarpati del Sindacato Attori Italiani e quello del presidente di Anica Riccardo Tozzi, il quale ha affermato:

Mi sento abbastanza tranquillo sul mutamento culturale di chi fino a qualche anno fa non capiva che piratare un film era come rubare un dvd in un negozio. Io credo che non ci sia nulla di sostanziale da modificare nella disciplina del diritto d’autore, a parte qualche aspetto secondario; il grosso regge al nuovo contesto con al centro la figura del diritto del video on demand, che sarà strumento centrale nella diffusione del cinema nell’era digitale e non è in concorrenza con le sale, perché il futuro sarà caratterizzato dal consumo legale sulle nuove piattaforme grazie a educazione e nuova offerta. Ma se il diritto economico tutelato dal diritto d’autore ha tenuto benissimo  non altrettanto si può dire per il diritto morale; ciò che veniva considerato palesemente plagio qualche tempo fa oggi non è più tale, perché Internet ha prodotto una vastissima conoscenza di tutto da parte di tutti, e quindi il ‘prendere un po’ qua e un po là’ è ormai entrato nel senso comune, generando un attutimento dell’idea della singolarità dell’idea. C’è un limite però tra il legittimo cambiamento dei tempi e dei costumi e il rischio che frani il pezzo fondamentale della tutela morale, e forse su questo confine la dottrina scientifica dovrà interrogarsi.

A pochi giorni dall'entrata in vigore del Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, infine, è tornato sull'argomento il Commissario AGCOM Antonio Martusciello, che ha sostenuto:

Abbiamo voluto lanciare un messaggio con il regolamento e cioè che Web e legalità non sono in contrasto. Non c’è certo la volontà di restringere la libertà online. All’inizio di questo percorso ci siamo chiesti quali fossero le motivazioni che portano i consumatori a fruire di contenuti illegali, e ci siamo risposti che sono sotanzialmente tre: il fatto che i contenuti siano gratuiti, facilmente reperibili e che siano nuovi, elementi che messi a sistema attenuano la percezione si tratti di un comportamento comunque illegale. Ma la gratuità è solo un’illusione, soprattutto in un business model, che è quello di Internet, a più versanti. Uno dei pilastri dell’azione dell’Authority è quello dello sviluppo dell’offerta legale e un maggiore impegno per un uso consapevole della rete. Ci siamo tenuti ben lontani da modelli come l’Hadopi francese per bilanciare sempre la libertà degli utenti e la tutela dell’interesse economico; si vuole combattere la pirateria massiva, non colpire l’utente finale come succedeva ad esempio nel caso francese rivelatosi troppo invasivo. Noi abbiamo espressamente escluso l’utente finale dai provvedimenti.