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Equo compenso per copia privata: si avvicina il momento dell'aumento delle tariffe

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Il ministro dei Beni Culturali Franceschini ha annunciato, incontrando nella giornata di ieri i principali attori del settore, produttori, consumatori, detentori di diritti, l'imminente adeguamento delle tariffe sull'equo compenso.

Ha affermato in questa occasione il ministro:

Ho auspicato fino alla fine che i player di settore trovassero un accordo ma ho preso atto della distanza ancora esistente tra le differenti posizioni e dunque dovrò comunque emanare, anche in assenza di un’intesa, il relativo decreto ministeriale, così come previsto dalla legge.

Ricordiamo che le tabelle per l'equo compenso sono state aggiornate l'ultima volta ne 2009 e che per legge avrebbero dovuto essere aggiornate già nel 2012, così come il fatto che la Corte di giustizia ha ribadito recentemente, a scanso di equivoci, che l'equo compenso non può mai essere una compensazione per gli eventuali danni causati dalla pirateria.

Ma c'è un altro fattore di cui il ministro dovrà tenere conto: proprio oggi sono stati resi pubblici i risultati di un sondaggio affidato dall'ex ministro Bray alla Quorum, dal quale emerge che l'abitudine di fare una seconda copia di un'opera acquistata è ormai molto modesta e, oltretutto, interessa soprattutto il pc e in misura molto minore gli altri dispositivi elettronici come tablet e smartphone, come si evince da questo breve estratto:

L’abitudine a creare, almeno sistematicamente, una seconda copia del materiale acquisito, è relativamente poco diffusa (13,5%, che sale al 20,3% tra gli ‘utilizzatori frequenti’), tanto che il 20,3% del campione dichiara di non far uso di copie private…e nel caso in cui comunque si faccia copia privata, come prevedibile, è sempre il personal computer il principale dispositivo attraverso il quale si generano le nuove copie (69,4%), che vengono di solito salvate su un supporto fisico (63,4%).
L’atteggiamento nei confronti delle copie private non è mutato sensibilmente nel corso degli ultimi tre anni: l’opzione di gran lunga primaria è sempre rimasta il salvataggio sul supporto fisico, seguita da un eventuale nuovo download del materiale perso. In espansione negli ultimi anni è l’utilizzo di servizi di archiviazione cloud.

Non resta che attendere i prossimi giorni per conoscere le decisioni del ministro.