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Tutela giuridica del software: Google non può utilizzare liberamente Java per il suo sistema operativo Android

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Il colosso del software Oracle ottiene un'importante vittoria contro il colosso dei motori di ricerca Google: la Corte d'appello di Washington, ribaltando la sentenza di primo grado, ha deciso che la tutela del diritto d'autore è valida anche su alcune parti del linguaggio di programmazione Java che Google usato all'interno del suo sistema operativo Android senza autorizzazione che ora, oltre ad un sostanzioso indennizzo, rischia di essere bloccato.

Infatti, nel giugno 2012, il Tribunale di primo grado aveva stabilito che le API di Java, cioè quelle librerie si software che consentono ai programmatori di accedere alle funzioni di base di un linguaggio o di un sistema operativo, replicate da Google all'interno di Android, non dovessero ricadere nella tutela del diritto d'autore in caso di "reverse engineering", ovvero di analisi e riscrittura del software a garanzia della libera ineroperabilità dello stesso.

La Corte d'Appello di Washington ha rovesciato questa decisione sostenendo che le librerie di software in questione hanno diritto ad essere tutelate, accogliendo la tesi di Oracle secondo cui, riprodurre funzioni che hanno la stessa "firma" delle API Java, violano appunto il diritto d'autore, avendo invece Google dovuto cercare altre strade e forme espressive per raggiungere lo stesso risultato:

Il giudice di primo grado ha commesso un errore ricorrendo al principio del fair use e alla questione dell'interoperabilità nella sua analisi circa la tutelabilità del software in questione e dunque, la dichiarazione, la struttura, la sequenza e l'organizzazione delle librerie API di Java hanno diritto alla tutela.

Google ha espresso disappunto per la sentenza in quanto, sostiene, in questo modo si stabilisce un precedente pericoloso per il mondo del software e dell'innovazione in generale, rimettendo in discussione il principio dell''interoperabilità del software che sembrava ormai affermato.

Ricordiamo che pochi mesi orsono la Corte di giustizia europea aveva deciso in modo diametralmente opposto nella causa C-406/10 tra World Programming Limited e SAS affermando che non viola il diritto d'autore l'emulazione delle idee e dei principi base del del software stesso, attraverso il reverse engineering, ovvero la riscrittura del codice in una forma espressiva diversa pur raggiungendo lo stesso scopo.