Accedi

Tendenze e sviluppi

Tendenze e sviluppi

Opposizione marchi

Tendenze e sviluppi

Stampa

Primi bilanci per il sistema USA di contrasto alla pirateria online

Il .

Il Center for Copyright Information (CCI) ha pubblicato la settimana scorsa il primo rapporto completo sui risultati del Copyright Alert System (CAS) a ormai 10 mesi dalla sua entrata in azione.

Il Copyright Alert System è un sistema di contrasto della pirateria online che, contrariamente al sistema implementato dall'AGCOM con il suo recente regolamento (che ha contribuito a far uscire l'Italia dalla black list americana della pirateria dopo 25 anni, ma anche a suscitare le critiche del relatore dell'ONU sulla libertà d'espressione), prende di mira in particolar modo le reti "Peer to Peer", ossia i sistemi di scambio di files tra utenti che si connettono attraverso software specifici senza dover necessariamente far riferimento a siti pubblici.

Il sistema si muove dalle segnalazioni fatte dal CCI ai principali provider (ISP) i quali hanno poi il compito di identificare indirizzi IP e di inviare le notifiche di avvenuta violazione secondo il sistema "six strike": i primi due avvertimenti si limitano ad avvertire i titolari di un abbonamento dell'avvenuta violazione e a suggerire alternative legali; le seconde due notifiche richiedono una risposta al destinatario, chiamato a riconoscere o a contestare le missive; infine, le ultime due, comportano misure restrittive, strozzature o limitazioni della connessione, ma non disconnessioni (come invece prevedeva il contestato e poi abortito sistema francese HADOPI).

Ebbene, nei primi 10 mesi il numero di notifiche è stato di circa 1,3 milioni e, nonostante le (poche) contestazioni degli utenti, il CCI afferma che non sono stati riscontrati falsi positivi.

Tra questo milione e passa di notifiche, il 70% sono state quelle di primo livello e solo il 3% quelle di sesto livello. Questo, a parere del CCI, rende la misura della bontà del sistema, la cui efficacia nella deterrenza si evince da questi numeri: solo il 3% degli utenti colpiti ha perseverato nella sua attività illegale e solo lo 0,27 ha aperto un contenzioso.