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Diritto d'autore, sarà la pirateria digitale a salvare il cinema?

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E' la domanda, provocatoria e paradossale (ma fino ad un certo punto), che si pone l'inchiesta pubblicata dalla Repubblica online pochi giorni fa.

La pirateria digitale, i film e scaricati o guardati in streaming gratis da piattaforme che appaiono e scompaiono su internet, non solo non stanno danneggiando le grandi case di produzione cinematografiche, ma, anzi, secondo alcuni studi, starebbero facendo lievitare la presenza di spettatori nelle sale e aumentare gli introiti delle majors.

Ecco la prima informazione sorprendente e che contraddice gli studi presentati dalle majors quando invocano a gran voce giri di vite e misure draconiane contro i pirati digitali.

Come sostiene Marco Scialdone, avvocato in Diritto dell'Informatica e di internet, non esiste e non può esistere una diretta relazione tra pirateria senza scopo di lucro e mancato guadagno perché le ricerche commissionate dalle majors non sono scientificamente attendibili. Se si analizzano i dati infatti si può notare che, negli ultimi anni, gli incassi al botteghino non sono diminuiti, arrivando nel 2014 a segnare uno dei record storici dell'industria cinematografica. A dirlo è la Mpaa, l'ente americano formato dalle stesse compagnie cinematografiche.

Certo, non sono tutte rose e fiori: chi ci ha rimesso è il settore dell'home video il quale si ha risentito dell'avvento di internet e delle tecnologie digitali. Ma il punto, sostiene l'inchiesta, è proprio questo: come negli anni '80 si fece la guerra ai videoregistratori prima di capire che potevano allargare il mercato, oggi si dovrebbe "cavalcare" l'onda di internet e non opporvisi, seguendo l'esempio del mercato discografico che, dopo una prima fase di smarrimento ha cercato di adeguare la propria offerta e ora, sostiene Fulvio Sarzana, avvocato esperto di diritto d'autore:

grazie alla maturità dell'offerta legale e dello streaming, la pirateria si è ridotta a una nicchia e il mercato è tornato a crescere, dopo dieci anni di crisi, anche in Italia, come riportano i dati di Fimi.

Quindi, suggerisce ancora l'inchiesta della Repubblica online:

le case di produzione dovranno sicuramente ripensare i propri modelli distributivi, dare la possibilità di fruire un film sul dispositivo che si preferisce (lo schermo della sala, il televisore o il proprio smartphone) e adeguare i prezzi alle differenti piattaforme. Internet più che uno spazio da combattere si prospetta, così, come l'ennesima frontiera da dover definitivamente conquistare: l'ennesima corsa all'oro su cui piantare la propria bandiera.

Dunque la chiave decisiva sembra essere un'offerta legale all'altezza della domanda, che è poi uno dei pilastri su cui si basava il regolamento dell'AGCOM il quale prevedeva la costituzione di un Comitato per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali il quale si è insediato all'inizio di aprile ma dal quale ancora non è pervenuta alcuna idea interessante.