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Secondo la Corte di Giustizia la normativa nazionale può prevedere un equo compenso per copia privata sulle schede di memoria per telefoni cellulari

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Con la sentenza del 5 marzo 2015 (causa C-463/12), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata su una serie di questioni pregiudiziali relative all’interpretazione della direttiva n. 2001/29/CE del 22 maggio 2001 (sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione), nell’ambito di una controversia riguardante il pagamento del prelievo diretto a finanziare l’equo compenso in base all’eccezione al diritto di riproduzione per le copie a uso privato - prevista nell’articolo 5, paragrafo 2, lett. b), di detta direttiva - con riferimento a supporti plurifunzionali, come le schede di memoria per telefoni cellulari.