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Nulli in Italia i marchi “Buddha Bar” e “Buddha Cafè”. Arriva la conferma della Cassazione

Scritto da Annalisa Spedicato Il .

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 1277 del 25/01/2016, si è recentemente espressa in merito ai marchi Buddha Bar e Buddha Cafè, confermando la decisione dei giudici della Corte d’Appello di Milano che ne avevano dichiarato la nullità.

Le società francesi, George V Entertainment e George V Records, rispettivamente titolari dei marchi Buddha Bar e Buddha Cafè riferiti alla famosa compilation di musica lounge e al maestoso ristorante-bar-lounge cafè, avevano citato in giudizio la società meneghina Buddha Cafè srl, lamentando l’abusiva riproduzione dei propri marchi. La controversia era terminata con il rigetto della domanda attorea e l’accoglimento della domanda riconvenzionale proposta da parte dell’azienda milanese che aveva chiesto nelle more la dichiarazione di nullità della registrazione dei suddetti marchi.

Le aziende francesi proponevano ricorso per Cassazione avverso la sentenza di condanna della Corte d’Appello, tuttavia la Cassazione ha confermato la decisione di merito, chiarendo che il nome “Buddha” affiancato ai termini comuni “cafè” o “bar” non può essere oggetto di una privativa industriale, in quanto carente di capacità distintiva, ai sensi dell’art. 7 del codice di Proprietà Industriale (D. Lgs. n. 30/2005).

Non è sufficiente, dicono i giudici, che i nomi abbiano un “contenuto espressivo”, ma è necessario che il significato del nome e comunque le parole utilizzate risultino idonee ad identificare un prodotto/servizio come proveniente da un’impresa agli occhi del consumatore, atteso che il significato delle parole dipende dall’uso che se ne fa e dal contesto comunicativo in cui vengono utilizzate. L’art. 7 del Codice di Proprietà Industriale, che riprende il contenuto dell’art. 4 del Regolamento n. 207/2009 sul marchio comunitario stabilisce che:

1. Possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa tutti i segni suscettibili di essere rappresentati graficamente, in particolare le parole, compresi i nomi di persone, i disegni, le lettere, le cifre, i suoni, la forma del prodotto o della confezione di esso, le combinazioni o le tonalità cromatiche, purchè (però) siano atti a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre imprese”.

Tra l’altro, spiegano i giudici della Cassazione, sulla medesima linea dei giudici meneghini, il riferimento a “Buddha”, adoperato dalle aziende francesi, non ha alcuna capacità caratterizzante quelle aziende o i loro prodotti/servizi, in quanto è riferito ad una filosofia oramai diffusa e ampiamente impiegata in diversi contesti, dalla letteratura, alla moda, alle arti figurative, alla cucina, tanto da essere diventato un vero e proprio stile di vita ampiamente esteso nell’agire sociale.

Peraltro, l’accostamento dello stesso termine alle parole di uso comune quali “cafè” o “bar”, non è affatto singolare o fuori dal comune, come affermato dalle aziende francesi, bensì ricollegabile a luoghi di ritrovo che oramai fanno parte di una consuetudine per i giovani occidentali, uno stile di vita appunto familiare anche alla cultura occidentale.

Volendo andare al di là delle analisi tecniche, strettamente giuridiche, il concetto di “Buddha” racchiude una religione, una filosofia di vita, un comune sentire diffuso e seguito anche in Occidente, pertanto, il nome che esprime questo pensiero non può essere concesso in uso solo ed esclusivamente ad un singolo soggetto imprenditoriale e permettere solo a questi di sfruttarlo a livello commerciale, in definitiva, probabilmente, è questo il significato sotteso alla decisione della Cassazione.

Dunque, quando si decide di sviluppare un logo o denominare un prodotto/servizio o anche un’impresa e si ha anche intenzione di investire ingenti capitali su quel logo o nome per crescere, occorre effettuare serie riflessioni, ponderando bene le scelte, in modo da prevenire eventi di questo tipo. Un’analisi di anteriorità effettuata correttamente e l’affiancamento di un legale esperto in materia, al professionista che si occupa dello sviluppo grafico e/o dell’ideazione del naming, potrebbe di certo arginare il verificarsi di situazioni spiacevoli.

 


Annalisa Spedicato
Avvocato, si occupa di diritto della Proprietà Industriale e Intellettuale, Diritto dei Nuovi Media, Dati Personali. Area legaleMACROS