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Il Tribunale di Firenze si pronuncia a tutela della denominazione d’origine protetta “Vino Nobile di Montepulciano DOCG”

Scritto da Linda Brugioni Il .

Nella decisione resa il 19 ottobre 2015, la Sezione Specializzata in Materia di Impresa del Tribunale di Firenze si è pronunciata a tutela della denominazione di origine protetta “Vino Nobile di Montepulciano DOCG” e dei relativi segni distintivi e marchi.

Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano ("Consorzio") ha intrapreso un’azione legale nei confronti di due società toscane, Azienda Agricola Nobile Prima e Nobile Prima Srl, con sede nel Chianti, lamentando che l’uso dell’espressione “Nobile Prima” nella loro denominazione legale, nome a dominio e etichettatura costituiva contraffazione delle proprie registrazion di marchi italiani, comunitari ed internazionali NOBILE, VINO NOBILE, VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO, nonchè violazione della denominazione di origine controllata e garantita “Vino Nobile di Montepulciano DOCG”. Il Consorzio ha, inoltre, chiesto che l’accertamento delle fattispecie di imitazione servile e appropriazione di pregi derivanti da tale uso illecito.

Le società convenute si sono costituite in giudizio formulando in via riconvenzionale domanda di nullità dei marchi del Consorzio. In particolare, la nullità sarebbe derivata tanto dalla sopravvenuta ingannevolezza dei marchi rispetto alla provenienza e qualità dei prodotti (ai sensi degli articoli 26b del Codice di Proprietà Industriale e 51 del Regolamento sul Marchio Comunitario) quanto dal difetto della novità di detti marchi, lamentando altresì il deposito in mala fede della relativa domanda.

Domanda di nullità in via riconvenzionale

Rispetto alla domanda di nullità, le convenute ritenevano che la protezione concessa alla differente denominazione di origine “Montepulciano d’Abruzzo DOC”, in cui il riferimento al termine “Montepulciano” riguarda la varietà dell’uva come da Regolamento UE n. 401/2010 e non alla località di provenienza, determinasse che il termine “Vino Nobile di Montepulciano”, che viceversa si riferisce alla provenienza geografica, dovesse essere “declassificato” e non potesse più accedere alla tutela quale denominazione di origine.

La Corte non ha condiviso le domande delle convenute, confermando che la designazione “Vino Nobile di Montepulciano” è ancora protetta come denominazione di origine protetta, in quanto, a differenza del vino "Montepulciano d’Abruzzo DOC", il vino oggetto di causa è prodotto da una varietà di Sangiovese e "Montepulciano" si riferisce dunque all’area di provenienza (cioè a dire la bella città di Montepulciano nei pressi di Siena). Infatti, il “Vino Nobile di Montepulciano DOCG” è riconosciuto come denominazione di origine protetta ("DOP") sin dal 1966 e ciò è stato nuovamente confermato dal decreto ministeriale del 16 gennaio 2015, ove si confermava al Consorzio il ruolo di ente incaricato della tutela di detta denominazione di origine.

Le convenute hanno anche contestato la validità dei marchi del Cosorzio alla luce del preteso preuso del segno NOBILE PRIMA compiuto da esse sin dal 2001. Al riguardo il Consorzio ha dimostrato l’uso sin dal passato e anteriormente all’uso compiuto dalle convenute dei segni VINO NOBILE e VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO, affermando altresì come la designazione di origine era protetta da ben prima dell'asserito preuso delle convenute. Da qui il rigetto delle domande di nullità delle convenute.

Analogamente a quanto sopra, il Tribunale ha esteso il rigetto anche alla domanda riconvenzionale relativa alla registrazione del marchio in mala fede.

La violazione dei diritti del Consorzio sull’espressione “Nobile”

Rispetto alla domanda di contraffazione di marchio e violazione della DOP da parte del Consorzio, il Tribunale ha affermato che l’elemento distintivo dei marchi del Consorzio è costituito dalla parola "Nobile", termine non descrittivo e concettualmente lontano dai prodotti contraddistinti da esso. "Montepulciano" si riferisce, invece, al luogo di provenienza del prodotto.

Pertanto, il Tribunale ha confermato che l’uso dell’identico termine "Nobile"  sia nei marchi del Consorzio che nel segno oggetto di contestazione costituisce contraffazione dei diritti del Consorzio, e ciò a prescindere dall’esistenza di elementi differenti contenuti nel marchio opposto rispetto ai marchi registrati. Il Tribunale ha, infatti, confermato che sussiste un rischio di confusione per il pubblico, o quanto meno di associazione. Analogamente il Tribunale ha confermato l’uso illecito del termine "Nobile" anche quale denominazione sociale e nel nome a dominio delle convenute, alla luce del principio di unità dei segni distintivi ai sensi dell’articolo 22 del Codice di Proprietà Industriale.

La concorrenza sleale

Il Tribunale ha, infine, rigettato la domanda di concorrenza sleale per imitazione servile, ritenendo l’etichetta del vino commercializzato dalle convenute e quelle invece autorizzate dal Consorzio come sufficientemente differenti tra loro. Al contrario, è stata invece confermata la fattispecie di appropriazione di pregi connessi al prodotto originale.

 


Linda Brugioni
Avvocato (LL.M.) - Bird & Bird