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Non proteggibilità dei metodi (di apprendimento) e della terminologia impiegata per descriverli: lo conferma il Tribunale di Milano

Scritto da Letizia Nuvoli Il .

Con la sentenza del 24 dicembre 2015 il Tribunale di Milano ha ribadito il principio secondo cui la normativa sul diritto d’autore non protegge idee e concetti ed in particolare i metodi per l’apprendimento, come pure la terminologia  impiegata per descriverli al pubblico.

L’occasione per ripetere questo concetto si è verificata al termine del giudizio introdotto dall’Associazione Italiana Ricerche Metodo Terzi, titolare dei diritti d’autore sulle opere di Ida Terzi, esperta nel campo dell’educazione infantile e creatrice di un metodo di ausilio per bambini non vedenti (il c.d. Metodo Terzi), la quale lamentava il plagio di alcune dispense di sua titolarità da parte di un articolo pubblicato su una rivista scientifica del settore.

In particolare, l’Associazione lamentava che l’articolo, realizzato da quattro autrici (di cui due appartenenti a organi sociali dell’Associazione stessa nonché coautrici delle dispense plagiate) rappresentasse un’appropriazione dei contenuti originali delle dispense.

Il Tribunale ha ricordato che la legge sul diritto d’autore non tutela insegnamenti di natura tecnica e scientifica che potrebbero, qualora ne avessero i requisiti, eventualmente divenire oggetto di forme di privativa, quale quella brevettuale, la cui durata limitata costituisce espressione del principio generale per cui tali insegnamenti devono entrare nella comune disponibilità al fine di favorire il progresso delle scienze.

Non va poi dimenticato, secondo il Tribunale, che i metodi di trattamento terapeutico del corpo umano, così come le teorie scientifiche in sé, non possono nemmeno costituire oggetto di brevetto in ragione della necessità di una loro immediata messa a disposizione del personale medico e tecnico per l’evoluzione della conoscenza e della cura.

Per tali ragioni il Metodo Terzi e tutte le nozioni scientifiche che stanno alla base di tale metodo non possono essere monopolizzate né possono, a maggior ragione, esserlo attraverso la tutela autorale (ben più estesa rispetto alla tutela brevettuale).

Se ciò vale per il metodo, certamente ciò non vale per le opere nelle quali il metodo stesso è stato espresso. Per tale motivo, nel merito, il Tribunale ha esaminato le dispense dell’Associazione e l’articolo presunto plagiario, al fine di individuare se all’interno dello stesso fossero state riprodotte pedissequamente tutto o parte di tali dispense. Tale circostanza non è stata riscontrata e, alla luce del principio enunciato di libera utilizzabilità delle acquisizioni scientifiche del Metodo Terzi, il Tribunale ha ritenuto che non vi sia stato alcun plagio in quanto all’interno dell’articolo non è stato ripreso alcun elemento formale delle dispense di proprietà dell’Associazione.

Inoltre il Tribunale ha precisato che i temi trattati nell’articolo in oggetto sono necessariamente patrimonio comune e che pertanto esistono alcune espressioni e definizioni impiegate per descriverli che non possono essere variate (es. la definizione del Metodo Terzi come “sistema di intervento cognitivo motorio”) e sulle quali nessun diritto autorale può essere vantato.

 


 

Avv. Letizia Nuvoli
Studio Legale Milalegal - Mina Lanfranconi & Associati