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Ineccepibilità della competenza del foro più favorevole al convenuto: l’ordinanza del Tribunale di Napoli

Scritto da Margherita Barié Il .

Eni S.p.A., in data 22 novembre 2010, sottoscriveva un contratto di convenzionamento per la distribuzione in esclusiva di carburanti con una società che, ai sensi del quale, si era impegnata ad approvvigionarsi, con modalità di rifornimento c.d. “franco destino”, di carburanti e lubrificanti realizzati da Eni S.p.A..

La società si impegnava, altresì, a rivendere detti carburanti presso la propria stazione di rifornimento utilizzando sulle insegne, sul materiale reclamistico, sulle attrezzature, sull’abbigliamento del personale e su gran parte del materiale pubblicitario presente presso l’impianto, i marchi di titolarità di Eni S.p.A. espressamente autorizzati da quest’ultima.

Il suddetto contratto veniva risolto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale a fronte di alcune violazioni ad opera di della società. Nonostante la risoluzione contrattuale, Eni ravvisava che i propri marchi apparivano ancora chiaramente visibili su numeroso materiale, insegne e attrezzature presenti presso l’impianto della società. Seguivano ulteriori diffide da parte di Eni S.p.A. senza, però, ottenere la rimozione da parte della società del materiale in contraffazione dei propri marchi.

Eni S.p.A. si vedeva così costretta a depositare un ricorso ex artt. 126, 129, 131, d.lgs 10.02.2005, n. 30 e 700 c.p.c., instaurando, così, avanti il Tribunale di Napoli, Sezione Specializzata, contro la società in questione, il procedimento cautelare RG n. 5732/2016.

Il suddetto ricorso veniva depositato per ottenere, inaudita altera parte, o, in estremo subordine, previa convocazione delle parti ai sensi degli artt. 669 sexies c.p.c., comunque, con fissazione di un termine anteriore all’udienza di comparizione per il deposito di memoria e la produzione di documenti da parte della resistente, una pronuncia con cui il Tribunale volesse:

- inibire alla resistente qualsivoglia uso, in qualunque modo e maniera, di tutto il materiale commerciale e/o pubblicitario recante i marchi segni verbali o figurativi relativi alla parola “eni”, da sola o in abbinamento all’elemento figurativo del “cane a sei zampe”, costituenti contraffazione dei marchi di proprietà di Eni S.p.A.;

- ordinare alla resistente la rimozione del suddetto materiale recante segni in contraffazione di proprietà di Eni S.p.A.;

- disporre il sequestro ai sensi dell’art. 129 CPI e la distruzione ai sensi dell’art. 124 CPI del suddetto materiale costituente contraffazione dei marchi di proprietà di Eni S.p.A.;

- autorizzare la ricorrente ad assistere alle operazioni di sequestro eventualmente autorizzando la distruzione del materiale sequestrato;

- disporre l’acquisizione e/o il sequestro oppure, in subordine, la descrizione, di tutti gli elementi di prova relativi al volume di affari dell’impianto di distribuzione di benzina di titolarità della resistente dalla data dell’accertamento dell’illecito fino alla data dell’emissione dell’ordinanza a conclusione del presente ricorso;

- ordinare alla resistente, ai sensi degli articoli 121bis CPI, di fornire tutti gli elementi per l’identificazione dei soggetti implicati nell’uso del sopra indicato materiale in contraffazione al fine di ottenere le informazioni relative all’esatta identificazione del materiale in contraffazione, alle quantità di materiale presente presso l’impianto di distribuzione di carburante della resistente, nonché sui soggetti coinvolti nelle attività contraffattorie;

- ordinare alla resistente di informare i propri clienti e fornitori della inesistenza di qualunque legame con la ricorrente e/o con i Marchi di titolarità di Eni e, a tal fine, disporre la pubblicazione del dispositivo dell’emanando provvedimento sul Corriere della Sera e su il Mattino in caratteri doppi rispetto al normale e sulla pagina Facebook della resistente a cura dell’esponente e a spese della resistente, da rimborsarsi dietro presentazione di semplice fattura;

- fissare una somma dovuta per ogni violazione o inosservanza successivamente constatata o per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento, somma che si indica in misura non inferiore a Euro 500,00 o nella diversa maggiore o minore somma che codesto ill.mo Giudice riterrà di giustizia.

 

Decreto di fissazione udienza.

Il Tribunale di Napoli, con decreto di fissazione d’udienza, rilevava:

- sia la sussistenza del requisito del fumus boni juris in quanto il contratto di convenzionamento, in virtù del quale la resistente utilizzava i segni distintivi di Eni S.p.A., risultava essere stato risolto e di conseguenza l’utilizzo di detti segni in assenza di autorizzazione integrava la condotta di contraffazione e concorrenza sleale;

- sia la sussistenza del requisito del periculum in mora poiché la prosecuzione nella condotta violativa da parte della resistente danneggiava la ricorrente non solo direttamente ma anche indirettamente per il danno arrecato agli altri distributori della zona che esponevano i segni distintivi di Eni S.p.A.,

accogliendo, così, le richieste di Eni S.p.A. e fissando un’udienza per la comparizione delle parti ai fini della conferma, modifica o revoca del decreto.

 

Eccezione per difetto di competenza.

Si costituiva in giudizio la resistente ed eccepiva il difetto di competenza del Tribunale di Napoli in favore di quello di Roma in virtù della clausola n. 27 del contratto di convenzionamento precedentemente risolto tra le parti che socì recitava: “Art. 27. Foro competente Ogni controversia derivante o comunque connessa con il Contratto sarà deferita all’esclusiva competenza dell’Autorità Giudiziaria di Roma, così intendendosi consensualmente ed espressamente derogata ogni norma che determini o consenta una diversa competenza territoriale”. La resistente non riteneva, pertanto, dover formulare osservazioni nel merito della vicenda ritenendo di doverle evidenziare innanzi ad altro Giudice.

Sul punto, Eni S.p.A. sosteneva che il giudizio esulasse dall’ambito applicativo dell’art. 27, dal momento che lo stesso era riferito ad una situazione creatasi successivamente alla risoluzione del contratto e che quindi non derivava o fosse connesso a questo.

 

Ordinanza di conferma del precedente decreto.

Il Tribunale di Napoli, relativamente all’eccezione del difetto di competenza, riteneva che la stessa fosse infondata “poiché l’art. 27 è una clausola di favor per il contraente forte, Eni, che ha sede a Roma, accettata dal contraente debole, […] , che ha sede a Pagani, che riguarda le controversie che derivano o sono comunque connesse al Contratto, cioè cause che trovano la loro fonte causale nel contratto o sono a questo connesse nell’accezione giuridica dei termini, non cause che trovano “occasione” nel contratto, il quale non è considerato nella sua entità negoziale, bensì come fatto storico che per giunta non ha neanche causalmente determinato la fattispecie illecita qui in esame, ma invece casualmente posto le premesse perché poi la resistente realizzasse la condotta illecita qui in contestazione, cioè il perdurante uso dei marchi, a contratto già risolto”.

Il Tribunale, ritenendo l'eccezione della resistente meramente strumentale, confermava il decreto inaudita altera parte emesso, sussistendo le ragioni di fumus e di periculum già lì evidenziate.

L’ordinanza in commento costituisce una pronuncia particolarmente interessante in considerazione della interpretazione della possibilità derogatoria della clausola sul Foro competente.

Secondo il Giudice che si è pronunciato sull’ordinanza in commento, è possibile astrattamente ammettere una deroga al Foro convenzionale deciso contrattualmente dalle parti di un contratto, ogniqualvolta la scelta del diverso Foro sia fatta nell’interesse, o meglio in favore, della parte più debole del contratto.

Con specifico riferimento al caso di specie, infatti, il Giudice ha ritenuto, ad avviso dello scrivente correttamente, in una logica interpretativa astratta, competente a decidere nella controversia la Sezione Specializzata in Materia del Tribunale di Napoli rispetto al Foro convenzionale previsto da contratto rappresentato dal Tribunale di Roma, in quanto il Tribunale adito dalla ricorrente costituisce il Foro territorialmente competente per la resistente e quindi un Foro per essa chiaramente favorevole.

 

 


Avv. Margherita Barié

Carnelutti Law Firm