Stampa

Disputa meneghina tra panettoni: una recente sentenza sul marchio “Cova”

Scritto da Ilaria Gargiulo Il .

Con sentenza dello scorso 23 maggio 2016, il Tribunale di Milano ha messo fine al primo grado del giudizio che ha visto contrapposte la Pasticceria Confetteria Cova e Cova Montenapoleone (nel seguito, “Cova”), da un parte, e la Panettoni G. Cova (nel seguito, “G. Cova”) dall’altra.

In realtà, i primi attriti tra le società risalgono agli anni ’40, quando le parti stipulavano il primo di tre accordi volti a disciplinare minuziosamente le modalità con le quali la G. Cova avrebbe dovuto utilizzare la denominazione “cova” per la propria attività di pasticceria che, però, non hanno evitato alle due società due altri contenziosi precedenti quello da poco conclusosi in favore di Cova.

Il Tribunale di Milano, infatti, ha ritenuto che gli utilizzi del segno “cova” da parte della G. Cova (Panettoni) costituissero gravi inadempimenti dei contratti di “tolleranza” in essere tra le parti e ne ha dichiarato la risoluzione giudiziale per inosservanza del canone di buona fede. In conformità al consolidato orientamento della Corte di Cassazione, secondo i Giudici milanesi tale canone deve essere interpretato come “generale obbligo di solidarietà che impone a ciascuna delle parti di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra, a prescindere tanto da specifici obblighi contrattuali, quanto dal dovere extracontrattuale del nemin laedere, trovando tale impegno solidaristico il suo limite precipuo unicamente nell’interesse proprio del soggetto tenuto, pertanto, al compimento di tutti gli atti giuridici e/o materiali che si rendano necessari alla salvaguardia dell’interesse della contro parte, nella misura in cui essi non comportino un apprezzabile sacrificio a suo carico”.

Visto che il compromesso negoziale tra Cova e G. Cova era fondato su piccoli ma importanti dettagli necessari a distinguere i prodotti e i marchi di una società da quelli dell’altra società, era necessario che queste mantenessero un elevato livello di correttezza tale da “evitare che anche in via indiretta si potessero generare o anche solo avallare fraintendimenti ed equivoci”.

Come conseguenza della dichiarata risoluzione degli accordi, il Tribunale ha inibito alla G. Cova (Panettoni) ogni ulteriore utilizzo del segno “cova” (e “covini”) e ha riconosciuto in capo a questa una responsabilità risarcitoria per lo svilimento del marchio di Cova di cui “è stata ridotta l’attitudine a identificare prodotti dolciari d’elite, a causa del suo costante e ripetuto accostamento a produzioni industriali del tutto estranee alla sua rigorosa tradizione e vocazione artigiana”.

In merito ai contenitori a cappelliera per i panettoni, invece, i Giudici non hanno ritenuto sufficienti le prove fornite da Cova in relazione alla originalità e alla capacità distintiva di questo particolare confezionamento che la G. Cova, al contrario, ha dimostrato essere piuttosto diffuso nel settore.

 


Dott.ssa Ilaria Gargiulo
Studio Legale Milalegal - Mina Lanfranconi & Associati