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Contratto di prestazione d’opera e acquisto dei diritti sull’opera commissionata. Una recente pronuncia della Cassazione

Scritto da Gilberto Cavagna di Gualdana Il .

La Corte di cassazione ha posto fine alla causa promossa dall’autore dello slogan “You are, we car”, utilizzato da FIAT Group Automobiles S.p.A. in occasione del lancio della nuova 500, che lamentava l’illegittimità dell’uso della tag-line da parte della casa automobilistica per mancanza di accordo sulla cessione dei diritti di utilizzazione economica dell’opera.

In primo grado il Tribunale di Torino (sentenza del 28 luglio 2010), riconosciuto che lo slogan costituiva opera dell’ingegno tutelata da diritto d’autore, aveva accolto le domande dell’autore e aveva inibito a Fiat l’utilizzo della frase. In appello (sentenza del 21 dicembre 2011), pur confermando la natura di opera dell'ingegno dello slogan, la Corte aveva rigettato le domande attoree sostenendo che dalla stessa esposizione dei fatti contenuta nella citazione si potesse desumere che tra le parti vi fosse stato un preciso accordo – anche se non scritto - qualificabile come contratto di prestazione d'opera, in base al quale il designer aveva accettato di collaborare per realizzare lo slogan destinato a Fiat e che tale accordo era stato eseguito secondo le modalità e gli scopi programmati dalle parti, con la conseguente cessione dei diritti patrimoniali sull'opera al committente anche in mancanza di corrispettivo.

Avverso la sentenza della Corte d’Appello il designer aveva ricorso in Cassazione sostenendo, tra gli altri motivi di censura, che la sentenza impugnata aveva ammesso la trasmissione dei diritti di utilizzazione economica di un'opera dell'ingegno in mancanza di prova scritta, in violazione dell’art. 110 Legge Autore che prevede spressamente che “La trasmissione dei diritti di utilizzazione deve essere provata per iscritto”.

Con la sentenza n. 13171 del 24 giugno 2016, la Cassazione civile, sez. I, ha statuito che la norma in questione tuttavia “non è applicabile quando, come nella fattispecie, il committente abbia acquistato, a titolo originario, diritti di utilizzazione economica dell'opera, per effetto ed in esecuzione di un contratto (in forma libera) di prestazione d'opera intellettuale concluso con l'autore, coerentemente con il fatto che tale contratto implica il trasferimento dei diritti di sfruttamento economico pertinenti al suo oggetto e alle sue finalità”.

Secondo la Corte, infatti, nel caso in esame non v’era stato infatti un trasferimento dei diritti di utilizzazione economica dell'opera, nel senso considerato dall'art. 110 legge autore, ma “l’esecuzione di un contratto d'opera professionale che ha consentito all'opera di venire alla luce, con la sua originalità e proteggibilità, e di essere acquisita in via originaria al patrimonio del committente”, il quale era pertanto legittimato ad utilizzarla economicamente per gli scopi che erano stati concordati.

La Corte inoltre ha evidenziato come la determinazione del compenso per la prestazione professionale commissionata non costituisca in nessun caso elemento essenziale del contratto d'opera professionale, non essendovi alcuna presunzione di onerosità, nemmeno juris tantum, con la conseguente piena efficacia del contratto che non la preveda.

La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso e, in considerazione della peculiarità della situazione di fatto e della complessità delle questioni controverse, compensato le spese del giudizio.

 


Avv. Gilberto Cavagna di Gualdana