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Cessione dei diritti d’autore dei traduttori e assoggettamento ad IVA: l’Agenzia delle entrate fa (finalmente) chiarezza

Scritto da Giovanni Maria Riccio e Stella Vagnarelli Il .

L’Agenzia delle entrate, con provvedimento del 20 luglio scorso - pronunciato nell'ambito di un procedimento di opposizione - ha chiarito un aspetto controverso relativo al pagamento dell’IVA in caso di contratti aventi ad oggetto la cessione dei diritti d’autore.

Nel caso sottoposto all’attenzione dell’Agenzia delle entrate, il quesito verteva sull’applicabilità dell’art. 3, comma 4, lett. a) del D.P.R. n. 633/1972 ai traduttori. La norma citata stabilisce che non sono da considerarsi prestazioni di servizi soggette a IVA “cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti d'autore effettuate dagli autori e loro eredi o legatari”.

La soluzione a tale problematica passa per il corretto inquadramento professionale dell’attività di traduzione. Sul punto, occorre osservare che i traduttori editoriali, così come gli altri traduttori (es. i cc.dd. traduttori tecnici), non sono annoverabili tra i liberi professionisti e la loro attività non rientra nel regime del rapporto di lavoro autonomo (ex artt. 2222-2238 cod. civ.); al contrario, i traduttori sono da considerarsi autori, la cui attività è regolata dalla Legge n. 633/1941 sul diritto d’autore e, in particolare, dall’art. 4 della legge stessa, che testualmente afferma che “Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull'opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell'opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua,  le trasformazioni da una all’altra forma letteraria od artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell’opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale”. Il successivo art. 7 della l.d.a. prosegue ribadendo che “è considerato autore delle elaborazioni l’elaboratore, nei limiti del suo lavoro”.

È appena il caso di ricordare, poi, che oltre dalla normativa italiana, la natura autoriale dell’attività dei traduttori è riconosciuta, a livello internazionale, a partire dalla “Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche” in vigore sin dal 1886 (di cui l’Italia è stata tra i primi firmatari). L’art. 2 di tale Convenzione recita: “Si proteggono come opere originali, senza pregiudizio dei diritti dell’autore dell’opera originale, le traduzioni, gli adattamenti, le riduzioni musicali e le altre trasformazioni di un’opera letteraria o artistica”.

Il carattere creativo delle traduzioni editoriali è però sancito non solo dalla lettera della legge, ma altresì dalla giurisprudenza la quale ritiene, in maniera pressoché unanime, che, in particolare, le traduzioni in altra lingua, sono tutelate dal diritto d’autore, in quanto tale attività, lungi dall’essere un mero esercizio meccanico di sovrapposizione delle parole tradotte dall’uno all’altro idioma, consiste, in realtà,  in un lavoro inventivo e creativo di notevole sforzo intellettuale da parte del traduttore che deve interpretare l’opera originaria e operare una scelta tra le parole e le frasi che meglio corrispondono a quelle usate nel testo originario in modo tale da attribuirgli il senso più conforme e fedele a quello voluto dall’autore originale (cfr., ex ceteris, Trib. Torino, 24.7.1995, ma v. anche App. Roma, 01.6.2009).

L’appartenenza delle traduzioni nel novero delle opere protette dal diritto d’autore viene specificata, inoltre, dalla Circolare Ministeriale n. 147/E del 10 giugno 1998 del Ministero di Economia e Finanza in cui si afferma che “le traduzioni di opere dell’ingegno rientrano, in quanto tali, tra le opere protette dalla Legge sul diritto d’autore, senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, in quanto trattasi di un’elaborazione di carattere creativo dell’opera originaria”. La medesima Circolare precisa poi che “le traduzioni di testi diversi da quelli letterari ed artistici, anche di testi o documenti di natura commerciale, come pure quelle di interpretariato, hanno contenuto intellettivo simile a quello delle traduzioni di opere oggetto del diritto d’autore, in quanto, come detto, realizzano comunque un prodotto di elaborazione linguistico e possono considerarsi rientranti tra le operazioni similari di cui all’art. 3 del D.P.R 633/1972”.

Una volta qualificata giuridicamente la natura delle traduzioni editoriali, risulta ora di particolare rilevanza inquadrare la disciplina fiscale prevista in caso di cessione dei diritti di utilizzazione economica delle stesse, in modo tale da comprendere esattamente quando tale operazione possa essere sottratta alla disciplina fiscale ordinaria e sia invece assoggettabile a quella speciale.

In particolare, l’art. 3 del già citato D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 afferma, al primo comma, che: “costituiscono prestazioni di servizi le prestazioni verso corrispettivo dipendenti da contratti d’opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, deposito e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte”. Lo stesso articolo prosegue affermando al secondo comma che costituiscono inoltre prestazioni di servizi, se effettuate verso corrispettivo, “le cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti d’autore, quelle relative ad invenzioni industriali, modelli, disegni, processi, formule e simili e quelle relative a marchi e insegne, nonché le cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti o beni similari ai precedenti.

Se ci si soffermasse alla lettura dei primi commi della disposizione citata si potrebbe sostenere che tutte le cessioni di diritti d’autore siano assoggettate all’applicazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto.

Tuttavia, proseguendo con la lettura dei commi immediatamente successivi è possibile comprendere come tale inquadramento sia possibile solo ed esclusivamente nel caso in cui le cessioni suindicate siano effettuate da soggetti diversi dagli autori: il comma 4, infatti, esclude espressamente dal campo di applicazione IVA le medesime transazioni se “effettuate dagli autori e loro eredi o legatari”.

Infine, merita di essere menzionata la posizione della Direzione Regionale Toscana, che ha esplicitamente precisato che “il comma 4 dell’art. 3 del D.P.R. 633/1972 esclude dal campo di applicazione dell’imposta le operazioni connesse al diritto d’autore o diritti simili se effettuate dall’autore stesso, dai suoi eredi o dagli eventuali legatari”.

All’interno dello stesso documento viene anche esplicata la ratio di tale esclusione che va ricercata nella estrema incertezza nell’individuare l’esercizio concreto di un’attività professionale nel campo delle opere dell’ingegno, riaffermandosi invece la piena imponibilità quando può ragionevolmente presumersi che questa difficoltà non sussista (come, appunto, per i diritti d’autore sui disegni e opere di architettura e sulle opere cinematografiche).

Alla luce di tale ricostruzione, non può che essere salutato con estremo favore l’intervento chiarificatore dell’Agenzia delle entrate che, risolvendo un punto che era (invero stranamente, considerando il quadro legislativo) controverso, ha finalmente decretato che, ai corrispettivi previsti contrattualmente per la cessione dei diritti d’autore, non possa essere applicata l’IVA.

 


Prof. Giovanni Maria Riccio – Dott.ssa Stella Vagnarelli
Studio Legale e-Lex, Roma